Ci hanno detto che avremmo dovuto essere pronti a partire, viaggiare, sbatterci, ché il lavoro mica si trova sotto casa. Ci siamo preparati a svegliarci all’alba, salmodiare nel traffico, macinare km. E poi.
E poi è arrivato il Covid, le restrizioni, i DPCM , e le Aziende Leader (ma de che?) hanno cominciato a essere gelose, e a voler produrre i loro propri DPCM, da intendersi come Decisioni Perniciose Come Minimo, soprattutto per quanto riguarda gli annunci di lavoro.
All’improvviso, è un fiorire di annunci di lavoro che, in aggiunta alla conoscenza dei dialetti cinesi e della breakdance, impone il requisito della vicinanza geografica. In barba al tanto decantato smart working e al più comune buon senso, l’eterno ritorno del provincialismo più sfrenato.
Si prendono in considerazione solo risorse nel raggio di 20/25 km dall’azienda.
L’offerta è riservata a candidati residenti a max 10 km dalla sede dell’azienda.
Requisito indispensabile è la vicinanza geografica alla sede (no telelavoro).
Dopo le zucchine e i ristoranti, ecco il lavoro a km 0.
Neanche fossimo tutti neurochirurghi con l’obbligo di residenza vicino all’ospedale per poter arrivare in tempo quando si è reperibili e salvare la vita di Derek Shepherd.
(Naturalmente, per la Legge di Murphy, le aziende vicine a casa o comode da raggiungere non vi prenderanno mai in considerazione!)
