Ho visto i dementi migliori della mia generazione diventare insegnanti di asilo e di scuola elementare dopo sfolgoranti carriere come macellai o tronisti di serie B.
Ho visto i dementi migliori della mia generazione vantare un job title sempre più lungo su Linkedin, passando ineffabili da un lavoro bello a un lavoro bellissimo senza aver mai fatto sfoggio di capacità o competenze alcune.
Ho visto i dementi migliori della mia generazione vomitare i propri fasulli successi professionali nel network marketing, nella consulenza (ma de che?), nella comunicazione tutta, gonfiandosi come tacchini alla Festa del Ringraziamento.
Ho visto i dementi migliori della mia generazione ottenere stipendi inauditi, ruoli di prestigio e scrivanie linde per autentiche e inspiegabili botte di culo, ché a una certa pure definirli “miracolati” è troppo poco.
Ho visto i dementi migliori della mia generazione alzare i calici all’ennesima occasione d’oro piovuta dal cielo e prontamente scambiata per ricompensa alla propria innegabile sagacia, intelligenza e savoir faire.
(Apro l’armadio e rimiro le giacche che ho acquistato nell’eventualità di un colloquio di lavoro in cui mi avrebbero chiesto dove mi immagino da qui a cinque anni).
(Nella tomba, mi immagino nella tomba. Posso rispondere così?).
