Fulvio Pigliapoco ha iniziato un business. Me lo scrive su Messenger una mattina di aprile che sono-a-casa-in-cassa-integrazione-causa-Covid e di rotture non ne voglio mezza. Sopporto a stento il nuovo ruolo in cui mi hanno costretta il virus la crisi un capo incapace – quello della mogliettina che aspetta tutto il giorno che il marito torni per cena, tavola apparecchiata e lavatrice fatta – e del vostro ottimismo un tanto al chilo non so che farmene. La crisi come opportunità, le difficoltà che ti forgiano, l’importanza del pensiero positivo come stile di vita: vi avviso, al prossimo brillantone che mi fa l’ennesimo pistolotto sbrocco. Una settimana fa ho sopportato a denti stretti le lezioni di Sandra Castaldi, pasticcera autodidatta e in nero divenuta predicatrice (alle) folle da quando gli è preso lo sghiribizzo di frequentare i gruppi di preghiera neocatecumenali, soprattutto quelli che ti offrono la merenda; l’altro ieri mi sono beccata trentacinque minuti di sproloquio di Tommaso Panti, il macellaio riciclatosi esperto di naturopatia, osteopatia e omeopatia, ne avrete sentito parlare. E oggi arrivi tu, Fulvio Pigliapoco, che osi propormi di valutare un’opportunità di lavoro, on line o da casa o da dove vuoi tu, da svolgere in base al mio tempo, e chissà a quanti poveracci tra contatti generici, amici, conoscenti e parenti di terzo grado hai già ripetuto questa lagna.
Rimpiango di aver accettato l’amicizia di questo Fulvio Pigliapoco su Facebook, non mi ricordo neanche in quale categoria l’avevo messo. Quando una persona mai vista e conosciuta, forse un paio di contatti secondari in comune, ti chiede l’amicizia su Facebook non si scappa, le possibilità sono tre: a) vecchio porco, b) scrittore in cerca di visibilità è uscito il mio nuovo libro e metteresti like alla mia pagina?, c) mitomane. Alla quarta opzione – d) sapientone del network marketing – non avevo ancora pensato. Lo so, l’immagine di copertina di tal Fulvio Pigliapoco con la foto di lui la moglie il figlioletto e la scritta My Family avrebbe dovuto mettermi in allarme, per non parlare della dichiarata professione di amministratore unico di Benessere Totale, manager di Beveroni Forever e imprenditore online presso La Vita è Bella Anche Se Fa Schifo.
L’opportunità è allettante, unica, da non perdere, mi assicura Fulvio Pigliapoco, che ha trasformato la sua intera esistenza grazie a un lavoro innovativo che non richiede presenza in ufficio, vincoli di orario e capi asfissianti ma solo determinazione, buona volontà, voglia di fare; risultati e guadagni garantiti dal primo mese di attività, formazione continua e gratificazioni a manetta. Iniziare è facile, mi spiega un esaltatissimo Fulvio Pigliapoco: scegli cinque contatti dalla tua rubrica, li inviti a una serata che si tiene tutti i giovedì sera in quell’ufficetto che si occupa di tutt’altro ma il titolare è tanto gentile e ce lo presta, e dici al tuo amico che hai un’opportunità di business da non perdere e l’hai chiamato per condividerla con lui che è una persona tanto onesta, intelligente e di larghe vedute, allora vieni?, l’appuntamento è alla nove, ciao.
Farmi fare un taglio cesareo da sveglia come April Kepner in Grey’s Anatomy, essere costretta a mangiare trippa per il resto della mia vita, passare una vacanza a stretto contatto con un salviniano: sono tutte cose che preferirei fare piuttosto che lanciarmi in una telefonata del genere, ma questo Fulvio Pigliapoco mi pare tanto impressionabile e tenero di cuore che non gliela metto giù cosi, preferendo un diretto quanto sincero e purtroppo inefficace no. Non mi interessa. Non credo di essere la persona adatta per un lavoro del genere. Fulvio Pigliapoco si anima improvvisamente: deve essersi ricordato di quell’estenuante meeting con i superiori delle numerose e prestigiose aziende di multilevel marketing che attenzione!, non è sistema piramidale!, non è una truffa!, è tutto perfettamente legale!, noi non siamo come gli altri!. Un incontro con il capetto di zona che mi immagino piccolino e privo di reale mordente, un tizio con ego smisurato e scarpe dozzinali che “se fosse alto tanto quanto si sente stocazzo, arriverebbe al soffitto”, avrebbe detto il mio amico Nico. Ma sì, la tipica adunata settaria in cui ti insegnano i fondamenti della Pnl, come condurre una trattativa e diventare un uomo di successo in 5 passi e 3 scemenze, e ricordati di tenere sempre le redini della conversazione e incalza sempre il tuo interlocutore con le domande. Come mai ritieni di non essere adatta? Pure io all’inizio pensavo di no, e vedi come sono diventato ora? E posso chiederti che mestiere fai? Guarda me, insiste Fulvio Pigliapoco con nuovo slancio passando ai messaggi vocali, dopo la terza media sono andato subito a lavorare, ho fatto l’operaio, mi sono tolto tante soddisfazioni, il motorino, la casa, però poi ho avuto un problema di salute, un problema di unghia incarnita che mi ha fatto perdere il vecchio lavoro, e grazie al nuovo lavoro ho potuto risolverlo, non è strabiliante? E poi di nuovo un messaggio in chat, un profluvio di mani che pregano, faccine che sorridono, soli che splendono, sgrammaticature varie per illuminarmi sulle meraviglie del network marketing, ché uno che non entra nel dettaglio delle cose – uno come me, insinua – potrebbe pure pensare che è il male, e invece no, credi in te stesso e tutti crederanno in te.
La storia strappalacrime di Fulvio Pigliapoco mi ricorda tanto i viaggi dell’eroe che hanno già compiuto molti marchigiani dalle carriere strepitose quanto inspiegabili in paesi esteri dagli standard evidentemente molto bassi: da muratore scansafatiche a Trodica di Morrovalle a chef di grido a Londra; da imbianchino negato ad Agugliano a project manager a Dublino, e così via.
E comunque, se non sei interessata tu, conosci qualcuno che potrebbe essere interessato a crearsi un’entrata extra da una semplice attività da casa, e nel caso lo potresti mettere in contatto con me?, concede infine. Contaci, Fulvio Pigliapoco, contaci.
Appena due giorni dopo un baldanzoso Fulvio Pigliapoco riesce ad aprire un pertugio nel mio fortino fatto di no – ti ho detto che non ne voglio sapere – muori male, seppur con l’inganno: ciao, grazie per aver messo like alla mia storia, esordisce su Messenger. (Escludo di aver mai compiuto un’azione simile, membri della corte, e chiedo che venga messo agli atti). Non pago, riparte con tutta la tiritera dell’attività redditizia come non mai, che lascia tempo da dedicare alla famiglia e agli hobby, e vedrai soddisfazioni, tutta un’altra vita. E allora vediamola questa vita, caro il mio Fulvio Pigliapoco, giudichiamola da quello che scegli di mostrare su Facebook ai tuoi amici e follower.
La sua faccia, la sua faccia dappertutto, piallata, lisciata, illuminata à la Barbara d’Urso, corredata da citazioni a caso e variamente fuori luogo: una volta è la Bibbia a plasmare il suo modo di vedere la vita, la volta dopo è Giovanni Falcone a guidare le sue scelte etiche, o al limite l’incolpevole Morgan Freeman con appiccicata sopra una massima di minima originalità. La vita è bella, non smettere di lottare, never give up, cambia esistenza oggi, pensa impara fai, e tutto il campionario di frasi strafatte che gli espertoni in cima alla piramide gli hanno inculcato a forza con video motivazionali, vacanze con il team e urla belluine che Wanna Marchi scansati proprio.
In fondo ha l’aspetto di un bravo ragazzo, questo Fulvio Pigliapoco, e quasi quasi mi dispiaccio per lui e per il ruolo fasullo da vincente che è costretto a portarsi addosso da mane a sera. Il mio amico Nico si sarebbe probabilmente fatto commuovere meno di me e, a vedere i suoi selfie bislacchi, avrebbe sentenziato: la bruttezza del naso è direttamente proporzionale alla stupidità. Ma tant’è, e in ogni caso la figura di Fulvio Pigliapoco ha un che di ipnotico e abbacinante, devo ammetterlo. Lui sa qualcosa che noi non sappiamo.
Nei suoi puntuali racconti su Facebook una colazione cioccolatosa a base dei beveroni che lui spaccia con ammirevole noncuranza come pozioni magiche e benefiche dà quotidianamente il via a una splendida giornata piena di obiettivi, mica come la nostra, rinchiusi in uffici, fabbriche, negozi o addirittura arrampicati sull’armatura sotto il sole di luglio. Lo scontro è inevitabile: da una parte, Fulvio Pigliapoco che si fa la foto in bici e con il marsupio nell’ameno boschetto dietro casa, dall’altra noi stronzoni schiavi del sistema, ignoratori di figli e amici a quattro zampe, frettolosi seriali, odiatori del lunedì; da una parte Fulvio Pigliapoco con il ditino puntato e il sorrisetto di scherno che indica la via da seguire a chi ancora non ha compreso il potenziale di piazzare ad amici e parenti pasti sostitutivi, creme dimagranti e gingilli vari venduti tramite e-commerce scalcagnati, dall’altra noi lavoratori 9-18 con ore pagate in nero, ricatti continui e non sufficiente positività perché se vuoi puoi e basta crederci e le cose belle arrivano, è sicuro.
Ma infatti, adesso è chiaro, penso d’un tratto: tutti quegli anni che ho lavorato sodo senza mai ottenere un contratto regolare né i contributi versati sono dovuti esclusivamente alla mia mancanza di visione positiva, e sì che il mio datore di lavoro me l’avrà detto mille volte che stavo facendo un investimento su me stessa e che avrei dovuto resistere solo un altro po’ – un po’ che durava da 72 mesi – e dev’essere stato in quel momento che ho sbagliato, smettendo di sognare gli unicorni e indossare gli occhiali con le lenti rosa, e quando proprio non ci ho visto più e l’ho portato in tribunale, il datore di lavoro ha anche provato a dire – anzi, l’ha proprio detto con grande chiarezza, e messo nero su bianco – che mi aveva proposto l’assunzione più e più volte e io, manigolda, avevo sempre rifiutato. Poi c’era stato l’anno buttato a lavorare per i Grandi Imprenditori che mi avevano riso in faccia quando avevo loro gentilmente ricordato che avrebbero potuto assumermi in tutta regolarità e con un notevole risparmio sui contributi grazie agli incentivi statali per gli under 35, ma quando mai lì dentro a qualcuno erano stati pagati i contributi, non scherziamo.
Infine ero finita nelle grinfie del Bufalaro de Noantri, che era pure bravo a intortare i soliti quattro o cinque amici di comodo ma poi si vergognava ad andare a riscuotere quanto dovuto, e chissà come mai l’azienda non aveva mai liquidità ed era sull’orlo della chiusura ogni due per tre, con una reputazione talmente pessima che pure i capoccia del multilevel marketing avevano provato a inserirsi nel discorso, dai prova anche tu a spacciare ‘sti beveroni della minchia e vedrai che numeri, ed è durato un mese o poco più, e alla fine il Bufalaro ci ha pure rimesso bei soldi, ma guarda un po’.
A Fulvio Pigliapoco non dico niente di tutto questo: chi sono io per buttare giù a picconate il suo mondo di frutta candida, arcobaleni perenni e pasti ipocalorici e mandarlo in crisi facendogli notare che possiamo pure metterci tutti a fare network marketing, ma poi chi li guida i treni? O forse dovrei… Il bip di una notifica mi scuote dai miei propositi. Una notifica di Linkedin, giustappunto, il social dei mitomani, una perenne gara a chi ha il job title più lungo. Per caso mi voglio congratulare con Massimo Piacere per la sua nuova posizione di Brand Manager per l’azienda MoTiFrego? Col cavolo.
Consulente di web marketing di qua, esperto copywriter di là: li ho conosciuti tutti i mille volti di Massimo Piacere, una faccia di bronzo d’eccellenza nel panorama dei millantatori nostrani, e adesso che ci penso mi deve ancora pagare il compenso per un lavoro fatto quattro mesi fa, e allora gli mando un messaggio. Eh no, mi risponde subito lui, con il Covid è tutto bloccato, di pagamenti non se ne parla, e speriamo di riprendere al più presto, e in ogni caso sono in partenza per il mare con moglie e figlio, e quindi. Quindi, vaffanculo, Massimo Piacere, e pure tu, Fulvio Pigliapoco.
